di Severino Saccardi


Rimane spazio per la speranza nell’attuale mondo del «caos globale»? È nato all’interno di una ricerca e di un percorso pensati a partire da tale interrogativo di fondo l’incontro fra i tre rappresentanti dei «Figli di Abramo» (cattolici, ebrei, musulmani) della città di Firenze, chiamati a discutere del ruolo, delle responsabilità e delle ambivalenze delle religioni in un tempo in cui torna, prepotente, la logica del conflitto e in cui le relazioni fra uomini e popoli sembrano soggiacere alla legge del più forte.



Un interrogativo di fondo
Il Corso di «Testimonianze» ha cercato di articolare un insieme di riflessioni su temi collegati, tutti, o comunque riconducibili, a un interrogativo di fondo. Un interrogativo, oggi, cruciale: in un mondo apparentemente fuori controllo e dove l’unica legge vigente e riconosciuta sembra essere quella legata alla prevalenza del più forte, in spregio allo stato di diritto e al rispetto dei diritti umani, c’è ancora spazio per la speranza? E, se sì (come, nonostante tutto, sembrano avere affermato, in larga prevalenza e buona sostanza, i diversi relatori), attraverso quali vie e grazie a quali esperienze e percorsi, può riaffacciarsi e rendersi visibile e credibile, la speranza? Interrogativi non di poco conto. Durante il Corso, sono state cercate risposte, parlando dei diversi mondi (dal punto di vista economico, sociale, politico e, soprattutto, culturale) che compongono l’unico, e interconnesso, mondo in cui ci è dato vivere, esaminando le contraddizioni di una società globale sottoposta al dominio planetario della finanza, discutendo di positività e di elementi di fragilità della nostra «casa Europa», riflettendo sul complesso rapporto fra il tema della pace e quello della sicurezza, lasciandosi ispirare e provocare dal linguaggio universale della musica e ponendosi in ascolto, anche, di un’esperienza particolare, come quella di Rondine, la Cittadella della Pace che, da anni, mette in pratica questa straordinaria esperienza pedagogica e umana della convivenza e dello studio in comune di giovani, ragazzi e ragazze, appartenenti a popoli fra loro «nemici». È al culmine di tutto questo, non come compimento, ma come apertura di un altro, fondamentale e basilare piano di riflessione, che si è posto il tema del ruolo, dei compiti e del modo di essere delle religioni nel mondo, come qui lo abbiamo definito, del «caos globale». Sulle religioni grava una non piccola responsabilità. La fede, le fedi, parlano, lo sappiamo, all’anima dell’essere umano, rimandano al destino ultimo e al senso della vita. Siamo nell’ambito della spiritualità e del richiamo alla trascendenza e alla dimensione dell’eterno. Ma le religioni intanto operano, si sviluppano e predicano il loro verbo nel tempo (cioè in ambito secolare) e sulla terra.

Religioni nello spazio pubblico
Formano comunità e forgiano e rafforzano identità. Incidono sulle tendenze in atto nella società. Hanno una voce da spendere nello spazio pubblico anche laddove, come in Occidente (per fortuna) sfera civile e giuridica e sfera religiosa sono separate. Perché vige la laicità. Ma, intanto, in molte parti del mondo della laicità non c’è traccia. E poi, le religioni (intese, soprattutto, come istituzioni e come comunità religiose) possono fare molto per spingere l’umanità verso una direzione o verso un’altra. Verso logiche di contrapposizione o verso scelte di dialogo, di convivenza, di comune difesa della pace e dei diritti umani. Hanno da lavorare, al loro interno, e nelle relazioni fra di loro e con la società, le religioni.

Per sciogliere ambivalenze, ambiguità, ritardi e contraddizioni. Per far sì che la religione (qualunque religione) non venga mai usata come uno strumento per contrapporsi all’altro. Naturalmente, poi, il discorso si farebbe lungo. Si potrebbe notare che le religioni non hanno certo lo stesso peso in certi contesti extraeuropei, dove esse esercitano ancora una larghissima influenza sulla società (e dove non di rado del dato religioso viene fatto anche un evidente uso politico) e, in ambito occidentale ed europeo, dove laicizzazione e secolarizzazione del modo di vivere e delle mentalità hanno assunto proporzioni enormi. Nella società multiculturale, identità, mentalità, atteggiamenti diversi rispetto al fenomeno religioso si avvicinano, si toccano, entrano in contatto fra loro in spirito di dialogo o all’insegna dell’incomprensione se non dell’aperta conflittualità. Qui sta una delle sfide di fondo dei nostri tempi. Firenze, d’altra parte, ha una sua grande tradizione come laboratorio di dialogo fra culture, fedi  e identità diverse. Per questo, ci è sembrato importante invitare a discutere del ruolo delle religioni in un mondo in conflitto i tre massimi esponenti delle comunità dei «figli di Abramo», come avrebbe detto Giorgio La Pira, di questa città-simbolo. Quella che segue è la trascrizione fedele degli interventi della Tavola Rotonda (fin troppo «fedele», forse, perché ne ripropone la forma e lo stile «parlati»; d’altra parte, la revisione avrebbe richiesto tempi troppo lunghi per le esigenze editoriali). Con le riflessioni degli esponenti delle tre comunità, del sindaco Carlo Boni e di chi scrive. C’era gente. Molta attenzione. E non senza motivo. Per l’interesse delle cose che i tre autorevoli interlocutori hanno saputo proporci e perché cresce, tanto più in un tempo così difficile e inquieto, la consapevolezza che non è da soli, ma insieme, in spirito di dialogo e di reciproco aiuto, che è possibile riaprire le porte alla speranza e, forse, imboccare la via per la, comune, salvezza.