di Sara Funaro (intervista a cura di Severino Saccardi)
La sindaca di Firenze Sara Funaro ha cortesemente ed approfonditamente risposto a una serie di domande che le sono state poste dal direttore di «Testimonianze» in relazione al tema della Città che cambia. Un dialogo serrato con la prima donna sindaco di questa città in merito sia ad alcune delle questioni e delle contraddizioni che segnano una realtà specifica e complessa come quella fiorentina, sia (e soprattutto) in rapporto alle grandi trasformazioni (nella loro ambivalenza e complessità) da cui oggi è connotata, in generale, a livello politico, sociale, culturale, la dimensione urbana in quanto tale.
La prima donna sindaco di una città come Firenze
Saccardi. La prima domanda è «personale» ed è quasi d’obbligo: è la domanda rivolta al primo sindaco donna, alla pima sindaca di una città come Firenze. Un ruolo importante per l’immagine e fonte anche, forse, di gratificazione, ma che certo carica di pesi e di responsabilità di non poco conto. Come ti trovi in questa nuova dimensione pubblica e personale che ti tocca adesso vivere?
Funaro. Assumere il ruolo di sindaca di Firenze, la prima donna a guidare questa città straordinaria, è per me motivo di grande orgoglio ma anche di profonda responsabilità. Vivo questa nuova dimensione con grande rispetto per il compito che mi è stato affidato e con la consapevolezza del significato simbolico che questa elezione porta con sé, soprattutto per le nuove generazioni e per tutte le donne che ogni giorno si impegnano, spesso in silenzio, nei propri ambiti e che purtroppo ancora oggi faticano a sfondare il soffitto di cristallo che le sovrasta.
Dal punto di vista personale, è un cambiamento importante: ho fatto l’assessora per 10 anni e sono abituata a un confronto costante, a un’esposizione continua, ma è innegabile che con il ruolo di prima cittadina l’impegno è sempre maggiore, la vita pubblica diventa ancora più intensa e la dimensione istituzionale ancora più grande. Ciò che mi guida è lo stesso spirito con cui ho affrontato gli anni da assessora: l’ascolto, la dedizione e la volontà di costruire una città più giusta, inclusiva e vicina alle persone.
Il mio impegno parte proprio da qui: dalla convinzione che il cambiamento passi attraverso la concretezza delle azioni e la capacità di restare connessi ai bisogni quotidiani dei cittadini.
Quel rapporto diretto, e non mediato, con la società
Saccardi. Il tema della città che cambia viene trattato in questo nostro lavoro, con specifici riferimenti a Firenze, ma anche, e soprattutto, in relazione alle grandi trasformazioni che vive oggi la realtà e la dimensione urbana: la città in generale, potremmo dire. Anche il ruolo del sindaco, oggi, pare essere sostanzialmente cambiato. È quanto, del resto, politicamente registra il meccanismo diretto dell’elezione dei sindaci. Il sindaco, forse, oggi ha anche più potere, ma è anche più solo, non trovi? Non ci sono più i partiti di una volta, che esprimevano, certo, anche sistemi di potere ed avevano una loro capacità di condizionamento, ma che facevano anche da riferimento e da mediazione con la società. Non è più complicato, oggi, gestire il rapporto, quasi diretto e senza mediazioni, con il tema del consenso, con gli interessi, con i bisogni, con le pulsioni della società cittadina? Come valuti, nell’insieme, questa nuova situazione del rapporto fra potere amministrativo e società nella realtà urbana contemporanea?
Funaro. Il tema della trasformazione urbana, così come quello del ruolo del sindaco nella città contemporanea, ci interpella da vicino, perché tocca la natura stessa della democrazia locale e del rapporto tra istituzioni e cittadini. Oggi le città sono attraversate da cambiamenti profondi, spesso accelerati da dinamiche globali: transizione ecologica, innovazione tecnologica, crisi economiche ricorrenti, mutamenti nei flussi migratori e nei modelli sociali. E Firenze non è esente da questi fenomeni, anzi. In questo contesto, il sindaco ha acquisito sicuramente un ruolo più centrale e visibile: l’elezione diretta lo ha reso un riferimento politico immediato per la comunità. Nel contempo, va sottolineato, a questa centralità non corrisponde sempre una capacità di risposta adeguata, perché alle amministrazioni locali mancano purtroppo strumenti, risorse, competenze per incidere su tematiche fondamentali per i cittadini: penso alla tutela dei centri storici e del tessuto commerciale, alle politiche sul turismo e alla limitazione degli affitti brevi, ambiti su cui come Comune di Firenze siamo intervenuti direttamente, intraprendendo sfide innovative.
Il rapporto con la società si è fatto più diretto, più emotivo, talvolta più esigente. Il sindaco è spesso chiamato a gestire non solo l’ordinario governo della città, ma anche le aspettative, le paure, le tensioni di una comunità. È vero anche questo, rispetto a tanti anni fa non possiamo più contare su quella rete strutturata di corpi intermedi che in passato permetteva più facilmente di articolare il consenso, raccogliere ed interpretare bisogni e costruire risposte collettive. Non voglio parlare di crisi ma anche in questo caso di trasformazione dei corpi intermedi che, se non governata, rischia di creare un vuoto di rappresentanza e di elaborazione che si riflette proprio nelle istituzioni locali. Come in ogni fase di cambiamento, complessa certamente, c’è anche una grande opportunità, l’occasione di ripensare la democrazia locale, investendo su nuove forme di partecipazione, su processi di coprogettazione e cittadinanza attiva. Tenendo sempre a mente che la nostra città ha mantenuto un tessuto vivo e forte di realtà che si impegnano per il bene collettivo e che sono un patrimonio prezioso anche per chi è chiamato ad amministrare. Dobbiamo essere capaci di leggere le trasformazioni, riconnettere le istituzioni alla società e ricostruire spazi di confronto, mediazione e responsabilità collettiva. Solo così la città che cambia potrà essere una città più giusta, più democratica e più coesa.
Sotto il segno dell’ambivalenza
Saccardi. Qui siamo a parlare, come dicevamo della città che cambia. Ma il cambiamento, come notano anche molti autori del nostro volume, avviene sotto il segno dell’ambivalenza. C’è il buono e c’è il cattivo, per così dire. La città si modernizza, offre più opportunità di vita, più elementi di innovazione tecnologica, possibilità e varietà di consumo, ma è anche segnata da crescenti contraddizioni, sperequazioni, lacerazioni perfino. Quali strumenti ha realmente in mano oggi una amministrazione municipale per gestire situazioni di tali complessità? Quali potrebbero essere, in termini generali e nello specifico della nostra situazione, strategie innovative per rendere più armonico e accettabile il sistema di vita urbano?
Funaro. Tutti i grandi centri, non solo Firenze, in questa fase storica vivono una profonda ambivalenza. Da un lato, l’innovazione, la mobilità, la cultura e le nuove tecnologie offrono opportunità straordinarie; dall’altro, sono in aumento le disuguaglianze sociali, la solitudine, le difficoltà abitative. Come dicevo, ci sarebbe da fare un ragionamento complessivo su competenze e poteri dei sindaci, che ancora troppo spesso sono carenti e non ci consentono di incidere realmente su tanti temi. Tra le strategie che ritengo cruciali c’è la rigenerazione urbana orientata alla coesione sociale: non solo riqualificare spazi fisici, ma creare luoghi di comunità, penso in questo caso alla rinascita del complesso di san Salvi, che sarà destinato a studentato pubblico, housing sociale, funzioni come biblioteca, attività culturali e sociali. Ma anche alla grande operazione che porterà alla rinascita del complesso dei Lupi di Toscana, dove si intrecciano rigenerazione urbana e funzioni diverse a servizio della cittadinanza, e dove ci sarà anche uno studentato pubblico, un impegno concreto che stiamo realizzando come Comune per rispondere alla difficoltà di trovare alloggi per i giovani che vengono a studiare in città. Uno degli elementi cardine della pianificazione dello sviluppo urbano è il concetto di «città dei 15 minuti». È la strategia che dobbiamo perseguire per rendere la città più vivibile in ogni quartiere, quindi lavorare su servizi capillari, sulla tutela del commercio, su un sistema di trasporti efficiente e intermodale, su un welfare di prossimità.
Saccardi. La città è gravida di contraddizioni, ma è punto di attrazione. Tant’è vero che oggi, per la prima volta nella storia, la popolazione delle città supera la popolazione delle campagne. Ma questo pone problemi non da poco. Sul piano dei servizi, della sostenibilità, dell’accoglienza, quali sono, a grandi linee e secondo te, i problemi più grandi e più difficili da affrontare?
Funaro. L’equilibrio tra attrattività e vivibilità è indubbiamente una delle sfide del giorno d’oggi. La nostra città attrae ogni anno milioni di visitatori, studenti, city users, dobbiamo garantire servizi adeguati, infrastrutture moderne e sostenibili, e al tempo stesso tutelare la qualità della vita di chi a Firenze abita ogni giorno.
Il tema della casa è centrale, l’emergenza abitativa nelle città è sempre più forte. Noi abbiamo fatto uno sforzo straordinario investendo 20 milioni di Euro in tre anni per la ristrutturazione di alloggi ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) in modo da garantire più risposte possibili ai cittadini. Investiamo oltre 4 milioni nel contributo affitto nonostante il Governo abbia azzerato le risorse.
Un altro nodo fondamentale è la mobilità sostenibile. Una città come Firenze, che vuole essere all’altezza delle sfide ambientali, deve continuare a investire in trasporto pubblico efficiente, ciclabilità, pedonalizzazione e riduzione dell’impatto del traffico. Il sistema tramviario è la spina dorsale di una visione di città policentrica e sempre più interconnessa, un’infrastruttura necessaria che ha cambiato, e con le nuove linee cambierà ancora, il modo in cui ci si sposta in città, riducendo il traffico privato e quindi le emissioni. A questo si aggiungono azioni decise per incentivare l’uso del mezzo pubblico, come il bonus TPL «Ti Porta Firenze» e il «Bonus Back TPL» a livello metropolitano, e il bike sharing.
Altro fronte cruciale è quello dei servizi di prossimità. Abbiamo una popolazione sempre più anziana e come tale cambiano i bisogni da fronteggiare. Firenze è la città capoluogo di regione col più alto numero di centenari in rapporto alla popolazione. Le Case di Comunità rappresentano un nuovo modello di welfare di territorio, in cui sanità, sociale e Terzo settore lavorano insieme, in modo integrato e vicino alle persone. Qui si possono costruire quelle risposte tempestive necessarie grazie a una rete multidisciplinare che vede la figura cardine del medico di medicina generale operare in stretta sinergia con l’assistente sociale e la figura dell’infermiere di Comunità, proprio per venire incontro a quella fascia di popolazione anziana e fragile con problematiche di tipo sociosanitario. In questo mandato, inoltre, abbiamo incrementato le risorse destinate ai servizi di assistenza domiciliare, raggiungendo la cifra di 10 milioni per il biennio. Ogni anno stanziamo con un apposito bando contributi per i familiari caregiver, una misura importante di sostegno per famiglie che hanno in carico anziani non autosufficienti, l’ultimo bando prevedeva 500mila euro di risorse, il contributo medio a famiglia è di 3mila Euro. Ci sono diseguaglianze sociali e disparità che negli anni, complice la pandemia, sono aumentate.
Siamo una città che guarda al futuro ma che non lascia indietro nessuno. Oltre all’importante lavoro quotidiano delle Unità di strada, porteremo avanti con decisione l’approccio dell’housing first, che fa della casa l’elemento base per uscire dalla condizione di grave marginalità e permette alle persone in carico di entrare in un appartamento autonomo godendo dell’accompagnamento di una equipe di operatori sociali direttamente in casa, per seguire un percorso atto ad uscire dall’isolamento.
Con i fondi PNRR stiamo ristrutturando due immobili di proprietà comunale da destinare a questo obiettivo.
Insomma, i problemi più difficili sono anche le leve più importanti per ripensare la città: casa, servizi, mobilità, inclusione. È qui che si gioca la capacità della politica di progettare il futuro in modo giusto, sostenibile e condiviso. E Firenze vuole essere all’altezza di questa sfida.
Per il futuro della città: ruolo dell’urbanistica e partecipazione dei cittadini
Saccardi. Si dice, o almeno una parte degli urbanisti e dei sociologi urbani sostiene criticamente che l’urbanistica, intesa come «disegno della città», come pianificazione consapevole del suo modo di crescere e di trasformarsi non abbia più il ruolo che, nella politica, ha avuto un tempo. Oggi, si rileva, anche quando i risultati delle realizzazioni urbanistiche (v. smart cities) sono di buon livello e di buona qualità, che a dettare le regole sarebbero gli interessi privati, i poteri finanziari, individuali o collettivi, che condizionano le scelte assunte poi anche dalle amministrazioni. Le polemiche sul «caso Milano» e, (in modo diverso) anche su alcune note questioni emerse a Firenze, evidenziano un dibattito aspro in questa direzione. Qual è il ruolo che oggi la politica può attivamente giocare per ridare un ruolo centrale a scelte politiche equilibrate e a un’urbanistica che sia in grado di progettare interventi orientati verso il bene comune?
Funaro. Credo che le città abbiano ancora, e forse più che mai, bisogno di una politica forte, capace di dettare le regole, di scegliere la direzione dello sviluppo, e di farlo con trasparenza, partecipazione e visione. A Firenze abbiamo voluto dimostrarlo concretamente con l’approvazione del nuovo Piano Operativo, che è oggi lo strumento con cui guidiamo le trasformazioni della città. Abbiamo inserito nel Piano scelte chiare, anche coraggiose: una quota obbligatoria del 20% di alloggi a canone calmierato (social housing, senior housing, student housing) in tutti i nuovi interventi; il blocco delle nuove locazioni turistiche brevi nell’area UNESCO, per tutelare la residenzialità del centro e contrastare la pressione del turismo sugli affitti; l’introduzione di criteri stringenti per la realizzazione di studentati privati, con il 20% dei posti letto che devono essere convenzionati, percentuale che sale al 30% nel caso di uso temporaneo (60 giorni) della struttura per l’accoglienza turistico-ricettiva; e, infine, una forte attenzione alla sostenibilità ambientale, grazie al collegamento con il Piano del Verde e degli spazi aperti.
Sono esempi concreti di come l’urbanistica possa davvero rappresentare uno strumento al servizio della comunità. Non abbiamo l’illusione di risolvere in poco tempo criticità enormi come quella abitativa, e sappiamo bene che servono risposte in primo luogo dal livello nazionale. Ma un quadro di regole chiare per lo sviluppo della città è un elemento fondamentale. Non sono politiche che avranno ricadute immediate. Ma occorre partire da dei punti fermi per arginare fenomeni che rischiano di cambiare il volto dei grandi centri, a livello nazionale ed europeo. Firenze vuole essere questo, una città che ha l’ambizione di tracciare la rotta del futuro. E il Piano Operativo è la nostra bussola per farlo in modo giusto, equo e lungimirante.
Saccardi. In questo senso (tema anche questo molto sentito e più volte sollevato nel dibattito attuale), con quali forme pensi che si possa realmente, e non formalmente, incentivare e stimolare la partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano l’assetto e il futuro della città?Funaro. La vera partecipazione è quella che crea alleanza tra cittadini e istituzioni, che genera fiducia, che costruisce comunità. Non è sempre facile, richiede tempo e anche un cambio culturale da entrambe le parti. Ma è l’unico modo per costruire città davvero democratiche, in cui le trasformazioni siano condivise e non subite. Come sindaca, voglio che Firenze sia una città in cui i cittadini non si sentano semplici spettatori delle decisioni ma protagonisti attivi della costruzione del proprio futuro. Lo abbiamo fatto quando ci sono state grandi trasformazioni da discutere assieme, penso di nuovo a San Salvi e a Lupi di Toscana. Lo faremo ancora in futuro, soprattutto sui progetti urbanistici più impattanti, per permettere ai cittadini di incidere sulle scelte non solo formalmente ma nei fatti. Un altro aspetto fondamentale è riconoscere il valore delle esperienze già presenti sul territorio, penso al fitto tessuto di associazioni e realtà che a vario titolo si mettono a disposizione della città. Per questo abbiamo deciso di coinvolgerle nel costruire assieme il futuro di un luogo come l’ex chiesa dei Barnabiti in Oltrarno, con un avviso pubblico per la gestione degli spazi che saranno restituiti finalmente al quartiere con l’obiettivo di valorizzare il tessuto artigianale e quindi la natura del rione in cui è ubicato. Firenze non è all’anno zero sul tema della partecipazione ma continueremo a lavorare in questa direzione. Penso ad esempio a rafforzare l’importanza di quello straordinario strumento di ascolto delle comunità locali che sono i Quartieri, enti che ci consentono un ascolto e un confronto diretto da valorizzare sempre di più. La partecipazione vera si costruisce con fiducia e continuità. È più complessa, più lenta, ma produce decisioni più giuste, più condivise e più durature. Ed è l’unico modo, se vogliamo che le persone tornino a sentirsi parte attiva della vita pubblica.
Le città d’arte e il dilagare dell’overtourism
Saccardi. E siamo a un tema che, in una città di grande tradizione storica e artistica come Firenze, non è evitabile: quello dell’overtourism e delle sue plurime conseguenze. La domanda da fare, forse, è questa: è possibile per Firenze evitare di andare inesorabilmente verso l’«effetto Venezia»? Il turismo è una risorsa, ma va gestito in maniera ragionevole, consapevole, che non lo ponga eccessivamente in urto con la vivibilità, la sostenibilità del vivere urbano e (grande e importante tema) con la questione del caro-alloggi e la conseguente gentrificazione del centro storico. Alcuni passi per evitare tutto questo sono stati fatti, ma il problema è enorme e rimane. Quali scelte può, ragionevolmente, in questo senso, operare l’amministrazione pubblica (quella comunale e non solo)? Collegata a questa grande questione c’è anche il tema di fondo che più volte è stato posto: città d’arte come Firenze non rischiano di puntare troppo sulla (pur importante) risorsa turismo tralasciando o lasciando decadere attività artigianali e produttive che rappresentano il vero tessuto connettivo di una città?
Funaro. Ne abbiamo fatto una delle cifre del nostro mandato. Siamo impegnati a promuovere un turismo sostenibile e lo facciamo con tante azioni. In primo luogo, la stretta agli affitti brevi che abbiamo inserito nel Piano Operativo e il Regolamento che abbiamo licenziato e che stabilisce superfici minime, autorizzazioni quinquennali, norme di sicurezza e convivenza, predisposto sulla base del nuovo testo unico in materia della Regione Toscana. Il Governo peraltro ha impugnato la nuova normativa regionale in materia. Ma se i comuni non hanno gli strumenti legislativi per poter agire è sempre più difficile dare risposte in questo senso. E invece sono urgenti. Siamo anche la prima città ad aver vietato la circolazione in area UNESCO a caddy, risciò e mezzi turistici atipici, anche questo una diretta conseguenza di un turismo che va governato, dando finalmente regole chiare e garanzie di sicurezza. Stiamo lavorando con molta attenzione, infine, per valorizzare proposte anche al di fuori degli itinerari più battuti, in modo da delocalizzare i flussi in una dimensione più metropolitana per alleggerire la pressione sul centro storico.
Il turismo è uno dei settori trainanti dell’economia ma non è l’unico, questo ormai è un dato assodato. Firenze è un importante polo manifatturiero, con una lunga tradizione nella pelletteria e nella moda, una filiera che unisce saperi antichi e innovazione. È una capitale culturale e la cultura è un motore fortissimo di sviluppo. Ed è anche una città dalla vocazione artigianale e sono da sempre convinta della necessità di mantenere vivo questo tratto distintivo che fa parte del nostro DNA. Abbiamo promosso assieme a Fondazione Destination Florence, Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato ed Artex, insieme all’Associazione degli Esercizi Storici Fiorentini, una campagna di comunicazione innovativa dal titolo «Adotta una bottega». Siamo al lavoro come Città metropolitana per mettere a disposizione una serie di fondi da destinare all’artigianato, sempre nell’ottica di tutelare questo settore. Siamo in prima linea per tutelare l’identità e il volto dei nostri centri storici. Firenze inoltre ospita poli universitari di eccellenza, centri di ricerca, startup innovative, un ecosistema che merita attenzione e investimenti.
Non facciamo l’errore di fare l’equazione turismo=Firenze, è fondamentale tutelare e promuovere una visione più ampia e diversificata dell’economia cittadina. Firenze produce, innova, crea.
Lotta alla marginalità e «tema sicurezza»: due versanti da non contrapporre ideologicamente
Saccardi. All’interno delle contraddizioni dell’attuale sistema di vita urbano (anche quello di Firenze) ci sono due temi che vengono solitamente (e immotivatamente) posti in contrapposizione: quello della lotta alla marginalità e degli interventi sociali (che è considerato un tema di «sinistra») e quello della sicurezza (che è riportato, di solito, come tema di «destra»). Non è assurda e controproducente una tale contrapposizione? E quali interventi, in convergenza anche con lo Stato centrale, può mettere in atto il Comune in questo senso per porre rimedio a tale assurda dicotomia?
Funaro. Sì, è assolutamente controproducente – e anche culturalmente sbagliato – contrapporre i due versanti. È una dicotomia che non solo non regge, ma rischia di produrre politiche inefficaci e divisive. Da amministratrice che tanto nel suo percorso in Comune che nella sua storia personale ha lavorato in prima persona nel sociale, rivendico con forza l’idea che la sicurezza non sia né di destra né di sinistra, ma sia un diritto fondamentale di tutte e tutti, soprattutto dei più fragili. E proprio per questo va affrontata a 360 gradi, con interventi sul fronte della prevenzione, del disagio, del contrasto alle tossicodipendenze, della socialità e della cultura diffusa ma anche con un presidio del territorio visibile e coordinato, capace di dare risposte immediate e concrete. Per questo stiamo lavorando in una sinergia stretta con Prefettura, Questura e tutte le Forze dell’Ordine per dare risposte concrete, com’è avvenuto con il presidio interforze attivo alla stazione Santa Maria Novella, per garantire presenza costante, controlli mirati e un punto di riferimento per cittadine e cittadini. Come amministrazione abbiamo investito come mai prima nel corpo della Polizia Municipale, arrivando ad assumere 200 agenti in neanche un anno di mandato, con l’obiettivo di raggiungere quota 1000 agenti in servizio nel 2026. Se a livello comunale facciamo uno sforzo enorme, continueremo a chiedere la stessa attenzione al Governo perché siano incrementate le Forze dell’Ordine a servizio della città. Nello stesso tempo, siamo da sempre in prima linea per intercettare fenomeni di marginalità e rispondere a bisogni che sono ormai sempre più complessi. È attiva una fitta rete di operatori di strada in tutta la città che durante i mesi invernali viene potenziata. Ci sono anche squadre di unità di strada che lavorano nello specifico con persone che hanno problemi di dipendenze, in particolare il progetto Outsiders attivo in particolare alla Stazione e al parco delle Cascine.
C’è un altro aspetto cruciale e dobbiamo dirlo con decisione: un territorio più vivo e vissuto è un territorio più sicuro. Per questo siamo impegnati a portare eventi e cultura in tutti i quartieri, lo facciamo ogni anno con l’Estate Fiorentina, che include rassegne di altissimo livello dentro e fuori dal centro, lo stiamo facendo con l’Autunno Fiorentino che animerà questi mesi con 230 eventi fra spettacoli, concerti, performance, laboratori e workshop per tutti i gusti in tutta la città.
Insomma, il tema della sicurezza dei cittadini è una priorità vera, non c’è una ricetta univoca ma un complesso di azioni che deve vedere anche le amministrazioni comunali in prima linea.
Combinare tutela e trasformazione della città: un lavoro certosino
Saccardi. Dare impulso alla mobilità pubblica, limitando il traffico privato, è evidentemente uno degli obiettivi principali di una città che voglia riqualificarsi e rendersi più vivibile in senso ecologico. La scelta di fondo è, per quel che ci riguarda, indiscutibile, ma, come è noto, nel caso specifico di Firenze, l’opzione tramvia (che certo ha migliorato e migliorerà notevolmente la situazione del traffico) ha suscitato anche non poche discussioni, non tutte e di carattere pretestuoso o ideologico anche se ormai di sapore un po’ anacronistico. Non sarebbe stato il caso di valutare più attentamente l’impatto, anche da un punto di vista estetico, di tale operazione in punti delicati della città come (ma non è che un esempio) i viali del Poggi?
Funaro. Credo che una città viva debba saper trovare un equilibrio tra tutela e trasformazione. Non si tratta di scegliere tra la bellezza e la sostenibilità, ma di farle dialogare. E in questo dialogo, il progetto della tramvia rappresenta una sfida che Firenze può vincere: quella di coniugare la tutela e la valorizzazione degli spazi urbani con una mobilità più giusta, moderna e rispettosa dell’ambiente. C’è stato un lavoro certosino, in questi anni, proprio per raggiungere questo equilibrio nella costruzione di un progetto determinante per il futuro della città. I disagi ci saranno, la cantierizzazione è importante e non lo nascondiamo. Ma siamo al lavoro perché vengano tutelate tutte le esigenze in questa operazione. Penso a piazza Beccaria, dove il passaggio dei binari porterà in dote una profonda trasformazione dell’area, all’insegna della pedonalità e della vivibilità con nuovo verde e fontane contro le isole di calore, pavimentazione in pietra, piste ciclabili e spazio per la sosta. Questa zona sarà ulteriormente valorizzata, tenendo in considerazione il progetto originario del Poggi e riportandolo alle sue idee originarie, con più alberi e maggiore spazio per le cittadine e i cittadini, fontane d’acqua, piste ciclabili e spazi di socialità. Alle porte dell’estate potremo avere una piazza totalmente riqualificata. I due alberi storici, la magnolia e il faggio collocati dal lato di via Gioberti, verranno conservati: il verde, da sempre una nostra priorità, sarà implementato e valorizzato. Nel 2024 i passeggeri della tramvia hanno superato i 39 milioni. Un traguardo storico che ci ha dimostrato come le persone scelgano sempre di più di utilizzare questo mezzo e quindi di come sia fondamentale andare avanti con il completamento della rete.
Saccardi. Un altro «tema dei temi» è quello del «verde pubblico» che contribuisce in maniera notevole alla regolamentazione climatica delle città e alla sua configurazione come città ecologica. A che punto siamo? Con quali strategie e in che misura una città come Firenze intende muoversi in direzione dell’attenuazione dei disagi dovuti al cambio climatico con l’accentuazione e la diffusione delle aree verdi?
Funaro. Sono fermamente convinta che l’ambiente e la sostenibilità siano una delle sfide del futuro e che il cambiamento debba partire proprio dalle città. Firenze è una delle prime ad aver varato un vero e proprio Piano del Verde, che si ispira al principio 3-30-300: 3 alberi visibili da ogni finestra, il 30% di copertura verde e 300 metri al massimo tra casa e lo spazio verde più vicino. Un lavoro imponente che è partito dalla mappatura delle aree, l’individuazione di quelle con meno spazi verdi, o più calde, per poi programmare le azioni da realizzare, che spaziano dall’aumento della copertura arborea, spazi gioco a interventi di depavimentazione. Uno strumento che ha l’obiettivo di rendere Firenze sostenibile, resiliente e vivibile per le generazioni presenti e future anche di fronte al cambiamento del clima e si va a collegare con il Piano Operativo e con le politiche di mobilità urbana che stiamo adottando per ridurre l’inquinamento e il traffico. Per rispondere a questa sfida è infatti necessario intervenire in modo integrato e coordinato su vari settori, dal verde urbano ai trasporti passando per l’energia, la logistica, la gestione dei rifiuti. Guardiamo ai primi obiettivi raggiunti. Da inizio mandato abbiamo piantato circa 1800 nuovi alberi in città. Un lavoro che continuerà nei prossimi mesi per arrivare a 50mila tra alberi e arbusti nei prossimi anni, come prevede il Piano del Verde. Sul fronte della mobilità sostenibile, oltre all’estensione del sistema tranviario, che è fondamentale, stiamo continuando a proporre incentivi all’uso del TPL (Trasporto Pubblico Locale), come il Bonus Ti Porta Firenze. Inoltre, stiamo unendo la tutela e la valorizzazione del centro con azioni innovative che puntino a questo obiettivo favorendo il ritorno della biodiversità anche in questa parte di città. Nell’ambito di interventi di riqualificazione di strade e piazze in area UNESCO abbiamo previsto anche inserimenti green che hanno proprio questo obiettivo, in particolare su via della Mattonaia e piazza Giudici, che rientrano in un protocollo firmato fra l’Amministrazione Comunale e la Fondazione Capellino, volto proprio a sperimentare interventi di contrasto al cambiamento climatico nelle aree urbane.
Firenze, città della cultura della pace e dei diritti umani
Saccardi. Firenze, fin dai tempi del sindaco La Pira e seguendo una traiettoria che ha visto protagonisti anche personalità come Balducci, Milani, ecc., è da sempre considerata come città simbolo della cultura della pace e dei diritti umani. Particolarmente significativo è stato il recente evento sul tema della pace tra Israele e Palestina che ha visto protagonisti David Grossman e altre importanti personalità. Quali significativi passi può prevedere di compiere l’amministrazione pubblica di Firenze per tenere alta questa tradizione e adeguarla alle emergenze dei nostri tempi, gravati di conflitti e bisognosi di civile e pacifica convivenza?
Funaro. Firenze ha una storia profonda e riconosciuta a livello internazionale come città della pace, del dialogo e dei diritti. Il pensiero e l’azione di figure come Giorgio La Pira, Don Milani, Ernesto Balducci hanno tracciato una rotta che sentiamo ancora oggi fortemente attuale e che ci impegniamo a portare avanti con responsabilità.
I tempi che stiamo attraversando ci spingono a non abbassare la guardia, ancora troppe guerre colpiscono il mondo.
Qui a Palazzo Vecchio, lo scorso 12 settembre, abbiamo ospitato Re-Imagine Peace: a light ahead, un evento speciale che ha visto insieme a confronto israeliani e palestinesi, con la presenza di personalità come David Grossman, Noa, Muhammad Ali Taha, le due madri Bushra Awad e Robi Damelin, entrambe accomunate dalla perdita di un figlio nel conflitto. Dal salone dei Cinquecento abbiamo fatto sentire forte la nostra voce, per dire basta al massacro di Gaza e all’oppressione del popolo palestinese da parte del Governo Netanyahu. Abbiamo chiesto in più occasioni il cessate il fuoco, gli aiuti umanitari, la liberazione degli ostaggi e una pace giusta e duratura, in un territorio in cui finalmente il principio di «due popoli e due stati» possa tradursi in realtà.
In questi mesi Firenze ha accolto persone fuggite dall’inferno di Gaza. Lo ha fatto perché la nostra città è da sempre in prima linea per accogliere e dare una speranza a chi ha paura di averla persa.
Non sono azioni isolate ma parte di una visione più ampia: quella di una città che vuole continuare a essere laboratorio di pace, ponte tra culture, spazio di confronto anche nei momenti più difficili.
Per tenere alta questa tradizione e renderla viva nelle sfide del nostro tempo, dobbiamo lavorare sul piano educativo, nelle scuole, sul piano culturale, promuovendo eventi, festival e momenti di riflessione che mettano al centro il valore del dialogo, dei diritti umani e della nonviolenza, sul piano dell’inclusione sociale, costruendo progetti di cooperazione, accoglienza, e promuovendo la diplomazia delle città, oggi sempre più centrale nei contesti di crisi globale. Firenze è la città che con La Pira aprì ai Dialoghi Mediterranei mettendo a confronto persone che erano in parte contrapposte, continuerà ad essere città operatrice di pace.






