L’amico Franco Quercioli ci ha fatto pervenire questo ricordo di Ernesto Balducci per il 25 Aprile, Festa della Liberazione e anniversario della morte del fondatore della nostra rivista, che a questa giornata era profondamente legato nel ricordo dei suoi compagni di Santa Fiora uccisi dai nazifascisti a Niccioleta nel giugno del 1944. A lui va il pensiero in questo momento difficile, nel quale, se fosse stato ancora fra noi, avrebbe senz’altro spronato a guardare avanti.

 

Il 25 aprile di Ernesto 
di Franco Quercioli

Quei ragazzi di Santa Fiora
Il 25 aprile del 1992 Ernesto Balducci trovò la morte d’improvviso. La sua auto si schiantò sulla strada mentre tornava da una delle sue conferenze in giro per l’Italia. Il suo destino si era compiuto proprio nel giorno che lui amava più di ogni altro. Ernesto raggiunse così i suoi compagni, quei ragazzi di Santa Fiora, che mentre lui era in seminario, erano diventati partigiani e a Niccioleta furono uccisi dai nazifascisti, insieme a tanti altri.

Lui questo giorno non lo dimenticò più e questi ragazzi se
li portò sempre nel cuore, giovani minatori e figli di minatori come lui, come
tanta gente di Santa Fiora. Loro sono stati la sua coscienza di uomo e di
cristiano, ogni giorno di più. A loro ha reso sempre conto delle sue azioni,
perché lì erano le sue radici, lì abitavano le sue scelte, che erano scelte di Liberazione.

La Liberazione dell’uomo annunciata da Gesù e la Liberazione
dell’Italia dell’oppressione nazifascista, per cui i suoi compagni erano
caduti, hanno rappresentato per Ernesto Balducci la ragione di fondo del suo
impegno religioso e insieme civile, della sue scelte etiche e politiche.

Qui stanno i fondamenti dell’Uomo Planetario, il pensiero che
Balducci offrì alla nostra riflessione, pochi anni prima di morire.

«La specie umana e il pianeta sono entrati in una crisi
epocale, l’ultima occasione in cui il cambiamento non è più una utopia ma
diventa una necessità. Dai dolori e dalle sofferenze che segneranno questa fase
di transizione antropologica, nascerà l’Uomo Planetario. (…) la novità è
affidata alle viscere della necessità. Che sui passaggi intermedi della sua
nascita ci sia buio non deve far meraviglia. Come disse Ernst Bloch: ai piedi
del faro non c’è luce»

Così Ernesto Balducci conclude La terra del tramonto il suo ultimo libro.

Sono parole profetiche che oggi servono a noi, minacciati da
una pandemia che non conosce confini, a vivere questa che fu la Liberazione
dell’Italia dal nazifascismo come una pagina di speranza, il fondamento di una
nuova Liberazione dell’umanità che deve proseguire nel tempo e nello spazio,
per la salvezza della specie e del pianeta.

Negli ultimi anni la sua lotta di Liberazione Ernesto
Balducci la portò avanti in mezzo agli uomini e alle donne di «buona volontà»,
come dice il Vangelo. La Chiesa gli era troppo stretta, infatti non voleva
essere più chiamato Padre. Per questo non diciamo che oggi va peggio anche
perché ci mancano maestri come lui. Ci direbbe che sbagliamo a guardare
indietro e questo perché non sappiamo vedere i «segni dei tempi».

Forse questa volta siamo costretti a vederli.