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Cibi del mondo

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Il tema

5 Walter Veltroni, Dallas, 22 Novembre 1963: fine tragica di un idealista che governava

Un anno chiave il 1963: l’anno della «speranza» espressa dal governo di J. F. Kennedy e del «sogno» incarnato dalla lotta per i diritti civili di M. L. King, ma anche l’anno in cui il presidente nordamericano che più ha inciso nell’immaginario politico dell’Occidente venne assassinato. A mezzo secolo di distanza ci si interroga ancora sulla sua eredità politica, sul senso di quella «nuova frontiera» che egli indicò come obiettivo da raggiungere. Un orizzonte ideale, incardinato in una pratica del riformismo, che continua ad esercitare un potente fascino ed a saper parlare, con sorprendente attualità, pur nel mutare delle epoche anche agli uomini ed alle donne degli anni duemila.

Culture e religioni

10 Lodovico Grassi, La Pacem in Terris cinquant’anni dopo

L’ultima enciclica di Giovanni XXIII fu il suo testamento e il sigillo di un pontificato straordinario. Scritta sull’onda del successo di una inedita e prestigiosa diplomazia (crisi di Cuba), resta a dimostrazione del peso politico della profezia. Va presa sul serio per l’oggi e non solo farne giusta memoria. Ripercorrerne anche criticamente la storia e i punti nodali è un compito necessario e gaudioso, incentivato dalla imminente proclamazione della santità di papa Giovanni – già riconosciuta in questi ultimi cinquant’anni dal popolo di Dio –, che rende giustizia alla mancata immediata canonizzazione «per acclamazione» invocata dall’assemblea conciliare ripetutamente, ma invano.

 
Polis

Sperequazioni e crisi: la via d’uscita di Joseph Stiglitz

(Sezione monotematica a cura di Andrea Giuntini)

Una discussione, a tre voci, sul problema delle disuguaglianze, a partire dalle tesi dell’ultimo libro di Joseph Stiglitz, il noto economista e saggista statunitense che ha studiato criticamente la crisi economica che attanaglia le economie occidentali, offrendo una visione alternativa rispetto alle ricette proposte dai governi o dal Fondo Monetario Internazionale. Il libro, pubblicato in Italia col titolo Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro, tratta appunto il tema delle sperequazioni economiche e sociali, ricercandone le evidenze e le cause – principalmente negli Stati Uniti – e indicandone le conseguenze e le possibili vie di superamento. Le disuguaglianze, pur presenti prima della grande depressione, si sono, infatti, accentuate notevolmente e rischiano di ampliarsi producendo costi enormi in termini di crescita dell’economia e di appannamento della democrazia.

24 Andrea Giuntini, Perché le disuguaglianze sono nemiche della crescita

28 Tindara Addabbo, Non di solo PIL

33 Maurizio Caio, Nuovi attori sulla scena internazionale

Uomo Planetario
Cibi del mondo

(Sezione monotematica a cura di Severino Saccardi)

Una sezione monotematica dedicata ad una riflessione, a più voci, sul cibo, sull’alimentazione e sulla gastronomia ed incentrata (come, per sua natura, non avrebbe non potuto essere) su una pluralità di temi «vitali» e densi di implicazioni. Temi – di carattere planetario – legati al rapporto denutrizione-sovralimentazione (ricondotto alle sperequazioni, tipiche di un determinato modello di sviluppo, da cui esso trae origine) ed alla relazione fra alimentazione («industriale» e di massa) e consumo di «oro blu» (la risorsa-acqua, del cui carattere «finito» e deperibile si va prendendo troppo lentamente atto), che postulano una svolta «ecosostenibile» nella gestione delle risorse della Terra. Temi che riportano, anche, ad una dimensione del cibo storicamente non legata solo e semplicemente alla necessità (primaria) di soddisfare un bisogno, ma ad una pluralità di esperienze, di implicazioni e di significati dai profondi risvolti religiosi, sociali, psicologici e antropologici (densi di rituali e simbologie) di cui danno conto la «storia del gusto» e le ricostruzioni culturali di un aspetto così specifico, e fondamentale, dell’avventura umana. Ripensare oggi all’infinità di storie che alle tradizioni gastronomiche sono legate assume (come i diversi interventi attestano) un valore del tutto particolare, in tempo in cui porzioni di umanità che prima si ignoravano a vicenda si avvicinano ed in cui i diversi retroterra della «storia materiale» e le nuove forme di contaminazione sperimentate nell’arte culinaria (che è, insieme, quotidianità, ma anche «arte» e «impresa») rappresentano un ambito significativo di incontro fra le culture in un cammino di «buona globalizzazione», fondata sulla fusione e sul rispetto delle diversità dei gusti, dei saperi e dei sapori.

37 Sottosezione 1. Gastronomie, identità, scelte di vita

38 Severino Saccardi, La grande sfida

47 Fabio Dei, Buono da mangiare, «buono da pensare»

54 Mauro Sbordoni, Il «brodo di pietra» e l’hamburger di Maastricht

61 Caterina Di Pasquale, Il cibo e la donna: una biografia (ri)costruita tramite un ricettario

69 Andrea Bigalli, Cibo del corpo e cibo dell’anima

75 Silvia Guetta, Ebraismo e tradizioni alimentari: salute del corpo ed elevazione spirituale

84 Luca Faccenda e Marco Parri, Il Dio-Totem come cibo

87 Geneviève Guy-Gillet, La cucina nel campo analitico (nota introduttiva di Francesco Donfrancesco)

97 Leila El Houssi, Ritrovarsi, nel «convivio», fra diversi

99 Miriana Meli, Quel sapore chiamato nostalgia

104 Daniele Pasquini, E’ irlandese l’autobus dei «sapori del mondo»

107 Rebecca Zani (intervista a cura di Diana De Lorenzi), Cucina toscana in salsa thailandese

114 Luciano Artusi, A tavola prima di Colombo

118 Denio Derni, Pellegrino Artusi e l’«unità gastronomica» d’Italia»

122 Stefano Zani, L’Italia in cucina: un «conservatorismo dinamico»

128 Stefano Beccastrini, Mangiare al cinema

137 Gabriele Parenti, Genere cooking più spettacolo: la gastronomia in TV

142 Roberto Mosi, A Marcel Proust (e alla «petite madeleine»): in forma di dedica

145 Simone Baldini Tosi e Laura Coser, Essere vegetariani: molto più di una «moda culturale»

150 Sottosezione 2. Cibo e acqua: emergenze, bisogni, cultura dei diritti

151 Mauro Perini, «Water Right Foundation»: una realtà in cammino

154 Vincenzo Striano, Il senso di un comune impegno

157 Giorgio Federici, Quel nesso inscindibile fra cibo e acqua

162 Giancarlo Ceccanti, Garantire l’acqua e far fruttificare la terra

167 Vandana Shiva, Semi di libertà

171 Lucio Niccolai, Gli antichi semi di Manciano

178 Andrea Pio Cristiani, Shalom: «piccoli» progetti per grandi obiettivi

181 José de Jesús Hernández Espinoza («Padre Pepe»), (con la collaborazione di Giacomo Trentanovi), Con i prodotti che la natura ci dà

185 Sottosezione 3. Il cibo (e il vino) come arte e come impresa

186 Fabio Picchi, Nutrirsi con normale felicità

189 Stefano Carmassi, «Fratello vino»

193 Juana Francisca Frias (intervista a cura di Paola del Pasqua), Il mondo in un piatto

 
Società Civile
Valeria D’Agostino, Firenze per i diritti umani nel nome di Kennedy

L’organizzazione no profit «RFK Center», creata a Washington DC nel lontano 1968, ha sedi in Africa, America, Asia ed Europa con l’obiettivo di contribuire a realizzare il sogno di un mondo pacifico e giusto, che aveva caratterizzato il progetto politico di Robert Kennedy (e del fratello John, ricordato da Walter Veltroni in questo stesso volume), attraverso attività di formazione dei giovani e di sostegno ai tanti perseguitati che si battono per il rispetto dei diritti umani nei diversi paesi. Firenze ospita la sede italiana del Centro (e le sue molteplici attività) nell’ex carcere fiorentino delle «Murate», trasformato così da spazio di sofferenza e privazione a simbolo di libertà e cambiamento.

 
Multimedia
Roberto Barzanti, Don Primo Mazzolari: il primo nome della libertà

Della Tolleranza, uno dei bianchi libriccini editi da «La Locusta», casa editrice dall’impronta artigianale e coraggiosamente innovativa, fu scritto da don Primo Mazzolari nel 1945, all’uscita dal tragico tunnel della guerra, ma edito solo nel 1960, in tempi più maturi per l’accoglienza di un concetto che oggi sembra paternalistico o limitativo e che, invece, in decenni non lontani, poteva ancora apparire come sinonimo di libertà ritrovata e di disponibilità a costruire, in un’Italia che stava faticosamente uscendo dalle chiusure di carattere politico, culturale o religioso, una società realmente pluralistica ed aperta.

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