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Quale politica dopo i “tecnici”?

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Il Tema
5 Pierluigi Di Piazza (a cura di), Il Concilio 50 anni dopo: una memoria viva       
Le considerazioni sulla memoria viva del Concilio Vaticano II sono al centro di una lettera scritta a più mani da alcuni preti delle regioni venete, in occasione del Natale 2011 (che, sia pure a distanza di alcuni mesi, ci pare significativo pubblicare), per comunicare esperienze, sofferenze, convinzioni e speranze riguardo alla Chiesa e alle sue prospettive, nel desiderio di testimoniare il Vangelo e, allo stesso tempo, con la consapevolezza delle ombre che attraversano l’istituzione ecclesiastica e che sono un segno dell’«appannamento» dello spirito stesso del Concilio. La via maestra per uscirne sta nell’attenzione partecipe alle contraddizioni ed ai fermenti vitali della società e di un mondo in costante trasformazione.
 
Culture e religioni
13 Stefano Zani, Democrazia e trascendenza: il «rischio della libertà»
Libertà e responsabilità sono due termini che afferiscono all’umano e che si esprimono nelle diverse forme della fede, della politica e della scienza. Il problema, come dice Dostoevskij, è che l’esercizio della libertà risulta troppo oneroso e «ci si fa servi con la stessa velocità con la quale ci si è ribellati». Tanto le chiese, come i sistemi politici, come i progressi della scienza nei vari campi del sapere rischiano di costruire sistemi salvifici che, oscurando la distinzione dei piani e l’acquisizione irrinunciabile della laicità (che è tutt’altra cosa dalla negazione del bisogno umano del confronto con l’assoluto e la trascendenza), recano in se stessi i rischi che la storia del XX secolo, con le drammatiche vicende degli opposti totalitarismi, si è incaricata drammaticamente di portare ad evidenza.
22 Nino Muzzi, Il giovane lavoratore di R.M. Rilke
La Lettera del giovane lavoratore (un particolarissimo testo del grande Rainer Maria Rilke) si configura come un colloquio notturno: una confessione liberatrice del Rilke-lavoratore al Rilke-poeta (nei panni di Verhaeren) al cui centro non sta tanto la riflessione su una dimensione sociale, ma l’uomo medesimo che, come il pastore biblico, offre a Dio il frutto del proprio lavoro.
27 Rainer Maria Rilke, Lettera del giovane lavoratore (traduzione di N. Muzzi)
«Perché non si loda il fatto chela Chiesa fu un tronco abbastanza robusto da non crollare sotto il peso vivo di certi papi, sul cui soglio pesavano figlioli bastardi, courtisanes e trucidati?». E’ questo uno dei più significativi passaggi del singolare e prezioso testo della Lettera del giovane lavoratore del grande scrittore Rainer Maria Rilke, che è qui riportato per esteso (e senza l’abituale suddivisione in paragrafi sottotitolati, tipica dell’impostazione della nostra rivista) nella traduzione di Nino Muzzi. La traduzione cerca di seguire la tradizione della fedeltà assoluta al testo di partenza. Si tratta di una traduzione filologica tesa al fine ultimo di lasciare nel lettore del testo tradotto la «nostalgia» del testo originale.
 
Polis
35 Quale politica dopo i «tecnici»?
(Sezione monotematica a cura di Severino Saccardi)
La riflessione a più voci che anima questo numero di «Testimonianze» muove da una domanda, cui è ogni giorno più urgente e più difficile rispondere: Quale politica dopo i «tecnici»? Dalle analisi delle cause che hanno prodotto la crisi (nella sua dimensione «globale» e nella sua peculiare versione italiana) e della scoraggiante realtà politica che dovrebbe indicare la via per uscirne scaturisce una evidente varietà di risposte. Saprà la politica (dopo la parentesi del governo dei «tecnici» posto al comando in un paese con un passato «iperpolitico» come l’Italia) riappropriarsi del proprio ruolo propositivo, affrontando con coraggio il proprio rinnovamento ed aprendosi con idee nuove sulla scena nazionale ed internazionale, guidata dalla ricerca del bene comune e non di quello, autoreferenziale, di «casta»? La situazione, resa ancor più problematica dalla riemersione delle sirene del populismo e dai successi di movimenti non sbrigativamente relegabili nella dimensione dell’«antipolitica», è drammaticamente incerta. La delineazione della pluralità delle possibili strategie di uscita è legata ad un dibattito (di cui questo fascicolo, cerca di dar conto) che ha a che vedere, non tanto e non solo, con le alchimie delle chiuse stanze del potere, ma con le stesse prospettive di fondo della nostra società.
36 Severino Saccardi, La rivoluzione dell’«uovo di Cpolombo»
42 Fabio Dei, Se i «tecnici» sono la politica
50 Nadia Urbinati, Salus rei publicae e strategie liberiste
54 Paolo Franchi, Il Paese «iperpolitico» del tempo che fu
59 Gianfranco Pasquino, Una rondine «tecnica» fa primavera?
65 Vannino Chiti, In modo inedito
70 Simone Siliani, Classi dirigenti (potenziali) in apatia?
76 Riccardo Monni, E dopo i «tecnici», altri «tecnici» (con tessera in tasca)
81 Giovanni Gozzini, I «partiti» fra virgolette
85 Giuseppe Mascambruno, Ma l’antipolitica non c’entra
87 Mauro Sbordoni, Su una zattera di pietra
94 Francesco Comina, Saper rimettere il genio nell’otre
 
Uomo Planetario
99 Riccardo Monni (a cura di), Il respiro degli alberi e la salvezza della Terra
Un gruppo di scienziati diversi per provenienza geografica e specializzazione disciplinare, ma comunemente legati alla difesa dell’ambiente e in special modo a quella degli alberi, hanno ricevuto il premio «Il Monito del Giardino», promosso a Firenze dalla «Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron». Il loro straordinario impegno a favore della valorizzazione degli alberi ci ricorda non solo il ruolo essenziale che essi svolgono nel delicato equilibrio degli ecosistemi, ma anche la nostra colpevole disattenzione che li sacrifica in nome di uno sviluppo non più sostenibile: un messaggio da far pervenire, in particolare, alle nuove generazioni.
Società civile
112 Roberto Mosi e Raffaello Romei, Filosofia (e pratica) del camminare
Uno stile di vita sobrio, la voglia di stare insieme, di uscire dalla morsa dell’individualismo, di condividere interessi, curiosità, progetti di solidarietà e, naturalmente, la passione per il camminare uniscono gli amanti del trekking che, in numero sempre maggiore, partecipano alle iniziative delle varie associazioni, soprattutto nel centro-nord del nostro paese.
 
Multimedia
116 Andrea Bigalli, Radio Days
Il racconto di un’esperienza di comunicazione radiofonica. Una dimensione che può costituire un’autentica lezione di vita se si è capaci di farsi coinvolgere e di far interagire la parola e l’ascolto, con passione e impegno verso l’altro. E con una regola, appresa da subito: per ben usare la radio, bisogna avere la percezione che quelle voci che vengono dall’etere e che raccontano storie, suscitano sentimenti, si coalizzano in tribù di ascolto, esprimono il mondo nelle sue mille sfaccettature e, in controluce, fanno brillare le pagliuzze d’oro nascoste nel fango dell’esistenza.
122 Luisa Puttini, Un miracolo povero
I due brevi racconti letterari, che vengono qui presentati, hanno per oggetto un paese e le sue problematiche storico-sociali: il Sudafrica, l’apartheid e la complessa costruzione di una società fondata su una vera convivenza. Due narrazioni si intrecciano, rimandando ad una dimensione comune: i problemi razziali mai sopiti, il contrasto tra una minoranza ricca e una maggioranza povera, il retaggio perverso del colonialismo, l’intolleranza che genera intolleranza. Il rimando è comunque ad una grande speranza, riposta negli uomini e nelle donne di buona volontà che lottano per un diverso domani.